Cass. pen. n. 64 del 6 gennaio 1983

Testo massima n. 1


L'oscenità di un comportamento è carattere intrinseco agli atti, di cui questo si compone, e che si qualificano per la loro contrarietà obiettiva al comune sentimento del pudore, anche se abbiano la durata di attimi e possano sfuggire alla percezione e alla valutazione di terzi. Queste ultime circostanze, infatti, possono essere valutate solo ai fini della commisurazione della pena.